Camera abbassa pene per i politici che collaborano con mafia. Da 7 a 4 anni

ImmaginePene ridotte e non punibilità per la semplice “messa a disposizione” del politico nei confronti del mafioso, prima di ottenerne i voti. E’ un nuovo colpo al tormentato iter della riforma del reato di voto di scambio, l’articolo 416 ter del codice penale. La Camera ha approvato un emendamento della maggioranza e il testo, che senza modifiche sarebbe diventato legge, dovrà tornare al Senato per la quarta lettura.

La modifica è intervenuta nel Comitato dei nove della Camera, il passaggio che precede la discussione in aula, iniziata a metà pomeriggio. “Un politico può essere a disposizione della mafia: non è reato. Renzi e Verdini hanno ammazzato il 416 ter”, affermano i membri delle commissioni Giustizia e Antimafia del Movimento Cinque Stelle di Camera e Senato. “Dopo una lunga e dura battaglia il governo delle larghe intese sulla mafia, previo incontro tra capi, ha deciso che lo scambio politico mafioso non deve essere punito. Questo è tutto il punto e non ci resta che appellarci ai cittadini e lanciare il grido d’allarme su quanto sta succedendo”.

 

LO SCONTRO A MONTECITORIO. E così la discussione in aula si è fatta tesa. Il Cinque Stelle Riccardo Nuti ha ricordato di aver segnalato un incontro tra il deputato del Pd Davide Faraone con Agostino Pizzuto, accusato di essere legato alla mafia. “Dopo quella mia denuncia in quest’Aula, il collega Faraone ha minacciato nei miei confronti una querela, ma dopo 100 giorni non è arrivato nulla. Vergogna!”, ha urlato. Dura la reazione dai banchi del Pd, e il vicepresidente Luigi Di Maioha faticato a riportare l’ordine, dopo aver richiamato Nuti. Poco prima, Andrea Colletti, sempre, M5S aveva detto: “Vorremmo sapere se ieri nell’incontro tra Napolitano e Berlusconi si è parlato di questa norma e del 416 ter. Sarebbe bello sapere se anche stamattina si è parlato di questa norma, vista l’accelerazione da Pd e Fi dopo l’incontro Renzi-Verdini-Gianni Letta. Forse dovremmo cambiare il titolo del ddl e chiamarlo ‘Voto di scambio politico elettorale tra Renzi, Verdini e Berlusconi’”.

Difende la riforma Walter Verini del Pd: “La nuova formulazione è tesa a superare le criticità sollevate rispetto al testo approvato dal Senato, ritenuto troppo vago, e dunque non efficace, da autorevoli esponenti della magistratura impegnati sul fronte della lotta alla criminalità organizzata e della corruzione, e tiene conto delle richieste iniziali della Campagna dei Braccialetti Bianchi. E’ importante una convergenza ampia su questo testo così come è fondamentale, in vista del prossimo rinnovo di molti Comuni, che il provvedimento diventi definitivamente legge la prossima settimana con il voto del Senato, anche attraverso un impegno diretto del governo”. “Il governo si impegnerà al massimo nel corso dell’esame al Senato perché questa norma sia definitivamente approvata prima delle elezioni europee”, ha promesso in aula il sottosegretario alla Giustizia Cosimo Ferri. La Camera ha bocciato un sub-emendamento presentato dal Movimento 5 stelle, per il quale ha votato sì anche la Lega nord, che mirava a ripristinare il testo del ddl così come uscito da Palazzo Madama.

Il testo uscito dal Senato aveva provocato la rivolta di Forza Italia e del centrodestra, che lo giudicava troppo duro e denunciava rischi di un intervento discrezionale per la magistratura. E così, spiega la deputata M5s Giulia Sarti, alcuni emendamenti di Forza Italia sono stati fatti propri anche dal Pd e dal relatore Davide Mattiello, anche lui democratico. Solo i Cinque Stelle hanno votato contro. Oltre al dimezzamento delle pene, inizialmente previste tra i 7 e i 12 anni e ora ridotte a 4-10, verrebbe così a scomparire dalla nuova normativa la punibilità per la “messa a disposizione” del politico, anche senza che poi avvenga davvero l’acquisto di voti. Resta invece in piedi il cuore della riforma: con la legge attualmente in vigore è punibile soltanto il politico che li ottiene in cambio di denaro – caso raro – mentre la nuova formulazione include “altre ultilità”, per esempio la promessa di futuri appalti o incarichi.

 

PRIMA E DOPO, I TESTI A CONFRONTO. Ecco, secondo l’agenzia Public policy, il nuovo testo uscito dal Comitato dei nove e approdato a Montecitorio, dove ha ricevuto l’ok di centrodestra e centrosinistra: “Chiunque accetti la promessa di procurare voti mediante le modalità di cui al terzo comma dell’articolo 416-bis in cambio dell’erogazione o della promessa di erogazione di denaro o di altra utilità è punito con la reclusione da quattro a dieci anni. La stessa pena si applica a chi promette di procurare voti con le modalità di cui al primo comma”. Questa, invece, la formulazione precedente, arrivata dal Senato: “Chiunque accetti la promessa di procurare voti mediante le modalità di cui al terzo comma dell’articolo 416-bis in cambio dell’erogazione o della promessa di erogazione di denaro o di qualunque altra utilità ovvero in cambio della disponibilità a soddisfare gli interessi o le esigenze dell’associazione è punito con la stessa pena stabilita nel primo comma dell’articolo 416-bis (dunque con la reclusione da sette a dodici anni; ndr). La stessa pena si applica a chi promette di procurare voti con le modalità di cui al primo comma”. Dunque sparirebbe il principio della cosiddetta “messa a disposizione”, la parola “qualunque” prima di ogni “altra utilità” e si ridurrebbero le pene dai 7 ai 12 anni ai 4 a 10. Ancora fonti parlamentari fanno sapere che tutto il Pd, eccetto Rosi Bindy, sarebbe d’accordo.

“I deputati e senatori del M5S non hanno intenzione di retrocedere di un passo”, si legge ancora nel comunicato dei parlamentari grillini. “Denunciamo questa trattativa, denunciamo lo svuotamento del 416 ter. L’Europa si prepari: per il prossimo semestre di presidenza italiano avranno un padrino a Bruxelles. Ora è chiaro anche cosa si sono detti il presidente Napolitano e Berlusconi: ieri un caffè, oggi muore il 416 ter”. 

 

(Fonte:Il fatto quotidiano)

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