I diplomatici italiani ci costano più del doppio dei colleghi tedeschi

diplomLa diplomazia paga. Un po’ troppo nel caso dei rappresentanti della Farnesina nel mondo.
Tanto che leggendo i loro stipendi e affiancandoli a quelli degli omologhi stranieri viene da strabuzzare gli occhi.
Gli agenti diplomatici e consolari italiani sono i più pagati al mondo e arrivano a guadagnare fino due volte e mezzo in più rispetto a quelli spediti nei quattro angoli del globo dalla Germania nelle stesse sedi di lavoro. E a spostare l’ago sull’indignazione (come ce ne fosse bisogno) c’è pure la differenza siderale tra i conti pubblici italiani e quelli tedeschi: un macigno sulla bilancia del giudizio.
BERLINO SPENDE LA METÀ. L’ambasciatore italiano a Parigi, ha certificato un’indagine del professore di Economia politica Roberto Perotti e pubblicata su Lavoce.info, prende 20.995 euro netti al mese contro gli 8.449 del suo collega tedesco. Quello di stanza a Mosca è retribuito con la bellezza di 26.998 euro, mentre il rappresentante della Germania ne incassa 10.018.
A Pechino i rispettivi emolumenti sono: 24 mila per l’italiano contro i 10.542 del tedesco.
Cifre, insomma, che trasformano i nostri diplomatici in ambasciatori del privilegio. L’ennesimo caso di Casta all’italiana. «Un altro esempio dell’arte di provocare il contribuente», per usare le parole del quotidiano britannico Guardian.
I FLOP DELLA DIPLOMAZIA. La cronaca sottolinea per giunta come l’entità degli onorari stoni con la scarsità di medaglie delle quali può fregiarsi il petto della diplomazia italiana.
La rappresentanza di New Delhi, per esempio, è annodata da due anni sullo spinoso caso dei marò, e il destino di Salvatore Girone e Massimiliano Latorre resta ancora appeso a un processo che ha subito ormai il 26esimo rinvio dalla Corte suprema indiana.
Poi c’è l’ex membro dei Proletari armati per il comunismo (Pac), Cesare Battisti, condannato per quattro omicidi in Italia, che gode ancora della protezione del Brasile dal 2007. Ed è diventata un rebus la possibilità delle adozioni in Congo dopo lo schiaffo subito da quei genitori italiani rispediti a casa senza i figli adottivi.

ISE, EXTRA PER I FAMILIARI E AFFITTI DI LUSSO: I BONUS FARAONICI

«Stipendio netto metropolitano» e «Indennità di servizio all’estero» (Ise) sono le due principali voci che compongono la busta paga degli diplomatici, ha sottolineato Perotti spiegando come quelle da lui calcolate siano «remunerazioni teoriche, che assumono un ambasciatore senza moglie e senza figli».

L’Ise è un parametro che varia secondo il costo della vita e la pericolosità della sede di destinazione. Ma secondo i dati forniti da un’inchiesta firmata da Laura Maragliani perPanorama nel 2013 – un ambasciatore italiano a Londra o a Parigi (non proprio sistemazioni disagiate), può contare su un’Ise di circa 320 mila euro all’anno (esentasse).
CI SONO PURE LE INDENNITÀ. Poi ci sono le indennità per i costi di rappresentanza (destinati a coprire le spese personali, come la benzina della macchina, viaggi di rappresentanza o per organizzare ricevimenti), che variano dai 4 mila euro mensili di Pretoria fino ai 22 mila di Tokyo. Ma non è mica finita. Al conto contribuiscono le provvidenze scolastiche per i figli; il parziale pagamento delle spese di viaggio per tornare in Italia in congedo o le ferie ogni 18 mesi; un extra per la moglie a carico. E via moltiplicando.
LA MEGA VILLA A GINEVRA. Poi naturalmente c’è il «contributo» per l’abitazione. Termine che suona come un eufemismo se si pensa, come ha segnalato Wall Street Italia, che il rappresentante italiano alle Nazioni unite di Ginevra (il quale ogni mese mette in tasca 19.757 euro netti più bonus mentre il suo omologo tedesco ne prende 8.449 euro), risiede «in una villa con 12 bagni da 22 mila euro di affitto mensili che pare la mansion di Emanuele Filiberto di Savoia».

LA SPENDING REVIEW RISPARMIA GLI STIPENDI DEI DIPLOMATICI

Per quanto la lista paia sterminata, il grasso capitolo degli stipendi del ministero degli Esteri, inspiegabilmente, non è mai finito sotto la ghigliottina della spending review.

Non che il bilancio della Farnesina sia scampato a diete negli ultimi anni. All’epoca dell’esecutivo guidato da Romano Prodi, quando il ministero era pilotato da Massimo D’Alema, l’abnorme peso forma delle spese in bilancio era di ben 3,278 miliardi di euro.
IL TAGLIO NEL 2013. Nel 2013 le uscite sono dimagrite fino a raggiungere quota 1,98 miliardi. E nel 2014 sono previsti altri sacrifici.
Ma i tagli non hanno sfiorato gli stipendi di funzionari e dirigenti e l’Ise, voce che tutt’ora pesa per 430 milioni di euro in rendiconto. E visto che in totale la Farnesina conta 909 diplomatici (di cui 522 all’estero e 387 in sede), 41 dirigenti, e 3.457 addetti alle aree funzionali.
PIÙ SEDI DI USA E RUSSIA. «Va ricordato che il bilancio del ministero degli Esteri è composto per l’83,3% da voci non rimodulabili (retribuzioni del personale) oppure rimodulabili solo parzialmente e comunque previa modifica di norme legislative (contributi obbligatori e Ise)», scrisse in un rapporto nel 2012 la Commissione incaricata dal governo di Mario Monti che ha provato a razionalizzare le spese della Farnesina. Le stesse, indicò, «non paiono ulteriormente comprimibili se non a prezzo di un drastico ridimensionamento della proiezione internazionale del Paese».
Visto che l’Italia ha più sedi diplomatiche e consolari all’estero (325) di gradi Paesi come gli Stati Uniti (271), Russia (309), Regno Unito (261) e Germania (230) sarebbe poi un peccato tanto mortale?

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...