In sviluppo tecnica rivoluzionaria per ricavare acqua potabile dagli oceani

20130628-104914.jpgSecondo preoccupanti stime fornite dall’ONU entro il 2030 ben tre miliardi di persone potrebbero soffrire la sete, un dramma che già oggi provoca oltre sei milioni di morti all’anno dei quali moltissimi bambini sotto i 5 anni di età (circa 4 mila al giorno). Statistiche agghiaccianti che colpiscono soprattutto l’Africa e per le quali si stanno studiando diverse contromisure. Sebbene il proposito sia quello di dimezzare il numero di persone sofferenti già nel 2015, secondo altri studi per coprire le attuali esigenze mondiali sarebbero necessari circa “tre pianeti e mezzo”. E’ in questo complicato scenario che la ricerca condotta dalle Università del Texas e di Marburg (Germania) potrebbe segnare un punto di svolta epocale. Gli studiosi, coordinati dai professori Richard Crooks e Ulrich Tallarek, hanno infatti elaborato una tecnica in grado di dissalare l’acqua superando le problematiche attuali, ovvero la presenza di una membrana nei dispositivi e l’alto costo energetico. “La disponibilità di acqua potabile e per l’irrigazione delle colture è uno dei requisiti di base per mantenere e migliorare la salute umana”, ha sottolineato il dottor Crooks ai margini di una conferenza. “La dissalazione dell’acqua di mare è un modo per rispondere a questa esigenza, ma i metodi più aggiornati per desalinizzare l’acqua si basano su membrane costose e facilmente contaminabili. Il metodo privo di membrana che abbiamo sviluppato ha ancora bisogno di essere perfezionato, ma, se riusciremo nel nostro intento, un giorno potrebbe essere possibile fornire acqua potabile su vasta scala utilizzando un sistema semplice e possibilmente anche portatile”. La tecnologia, in attesa di brevetto, si avvale di un piccolo chip di plastica chiamato “water chip” cui viene applicata una piccola tensione (circa 3.0 volt) in grado di generare un campo elettrico e separare l’acqua salata da quella dolce al suo interno. “La reazione di neutralizzazione – spiega Kyle Knust, uno dei ricercatori coinvolti nel progetto – che si verifica in corrispondenza dell’elettrodo del chip è la chiave per la rimozione del sale dall’acqua di mare”. Attualmente gli studiosi hanno raggiunto il 25% di dissalazione e la produzione di 40 nanolitri di acqua al minuto, numeri sperimentali decisamente acerbi ma che tuttavia sono alla base per la realizzazione di dispositivi in grado di produrre litri di acqua potabile al giorno. La tecnologia è in sviluppo commerciale presso la Okeanos Technologies ed i dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Angewandte Chemie.

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