Governo:Approvato il cosiddetto “decreto del fare”

20130617-091856.jpgIeri al termine di una riunione-fiume di 6 ore il governo Letta ha approvato il cosiddetto “decreto del fare”. “Abbiamo approvato tante misure che servono a rilanciare l’economia del nostro Paese, perché gli italiani che vogliono fare possano rilanciare l’economia. È un provvedimento completo”. così il premier Enrico Letta, ha commentato l’approvazione dell’atteso “decreto del fare”, un decreto legge con “Misure urgenti per il rilancio economico del Paese”.

Oltre la museruola a Equitalia e lo sconto sulla bolletta energetica pari a circa 550 milioni, grazie al riordino degli incentivi per i biocarburanti, il “Decreto del fare” si compone di 80 misure, le quali, nelle intenzioni del governo dovrebbero dare una scossa positiva all’economia del Paese. In sintesi esse sono: 5mld per gli investimenti delle imprese – Più facile l’accesso a risorse per le aziende che vogliono investire in macchinari. Previsto il coinvolgimento della Cassa Depositi e Prestiti. Rafforzato il fondo garanzia – Renderà più facile l’accesso al credito per le piccole e medie imprese. Wi-fi – Liberalizzato completamente Internet, nel senso che nell’uso del wi-fi pubblico non sarà più richiesta l’identificazione personale degli utilizzatori. Giustizia civile – Decisa una terapia d’urto, ovvero lo smaltimento di 1,2 milioni di pratiche arretrate. 100 milioni per l’edilizia delle scuole – Verranno utilizzati per la manutenzione degli edifici. Nell’operazione coinvolto l’Inail. Assunzioni nelle università – Viene allentata la stretta al turn-over, che passa dal 20% al 50%, e questo consentirà l’assunzione di 1.500 professori ordinari e di 1.500 ricercatori. Borse di studio – Arrivano risorse per gli studenti meritevoli che si spostano per andare a studiare in un’altra regione. Indennizzo per ritardi P.A. – La norma viene introdotta in via sperimentale. Le amministrazioni saranno responsabili se vengono superati i termini. Stop alla tassa su barche piccole – Resta per le grandi imbarcazioni, viene dimezzata per quelle medie. La norma vuole essere un aiuto per il settore della nautica in difficoltà. Cittadinanza – Si lavorerà per evitare ritardi causati da errori burocratici. 3mld per le opere – Lavori per un totale di circa 3 miliardi di euro in piccole, medie e grandi opere, con una ricaduta a livello occupazione di almeno 30mila nuovi posti di lavoro (20mila diretti, 10mila indiretti). Di questi fondi, 2 miliardi riguarderanno le opere strategiche, cantierate o cantierabili entro la fine dell’anno e alcune infrastrutture legate all’Expo. Appalti – La responsabilità fiscale solidale rimarrà solo per l’Iva. Oneri imprese -450mln – Vengono diminuiti gli oneri per le imprese, tra i quali alcuni legati alla sicurezza sul lavoro, e questo comporterà risparmi per 450 milioni di euro.

Più nel dettaglio nel settore della Giustizia viene ripristinata la mediazione obbligatoria, partita qualche anno fa ma poi bloccata dalla Consulta, che consente di dribblare aule e giudici e di risolvere le controversie con un più rapido accordo tra le parti favorito da un professionista qualificato, il mediatore appunto (ma gli avvocati saranno mediatori per legge, senza altri accreditamenti). Mediazioni non per tutte le cause, però. Fuori restano le liti per danni da incidenti stradali. Il decreto prevede poi altri due strumenti anti-ingolfamento. Il primo, coinvolgere i meritevoli neo laureati in giurisprudenza con stage presso tribunali e Corti d’appello così da smaltire le pratiche (il loro sarà un “qualificato contributo”).

I risparmi sulle bollette elettriche si potranno ottenere attraverso una strategia che poggia su su tre pilastri. Il primo riguarda la riduzione di 135 milioni di euro l’anno circa, della componente A2 della tariffa elettrica. Si tratta dei soldi che gli italiani ancora pagano per lo smantellamento delle centrali nucleari. Della componente A2, tuttavia, una parte viene incassata “impropriamente” direttamente dallo Stato. Questo balzello sarà cancellato.

Infine per le infrastrutture i tre miliardi saranno sottratti momentaneamente ad opere per cui erano stati stanziati che però sono ferme “come Tav, ponte sullo stretto, terzo valico Milano-Genova” e dirottati su progetti cantierabili entro l’anno. Con l’impegno di ripristinarli poi. In particolare, si riservano 600 milioni per il miglioramento della rete ferroviaria, 300 milioni per la manutenzione ordinaria e straordinaria di gallerie, viadotti, ponti, strade, altri 300 milioni per la messa in sicurezza delle scuole (nel triennio), 100 milioni nel “progetto 6 mila campanili” (micro interventi nei Comuni sotto i 5 mila abitanti da 500 mila euro al milione). La parte restante dei denari andrà alle grandi opere, come le metropolitane di Roma, Milano, Napoli, l’autostrada Ragusa-Catania, la ferrovia tra Piemonte e Valle d’Aosta. Per il settore ferroviario, previste modifiche ai canoni di accesso all’infrastruttura.

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