Ecco gli schiavi del terzo millennio,”lavorano”a 2€ per le grandi multinazionali

20130514-104153.jpgVeramente incredibile la situazione economica in cui versano alcuni lavoratori del cacao.Lo afferma l’Oxfam, un’organizzazione che si occupa della possibile riduzione delle ingiustizie e delle povertà nel mondo. Il report prende in considerazione le 10 maggiori aziende nel settore alimentare e delle bibite. Marchi come Associated British Foods (Abf), Coca-Cola, Mondelez International, General Mills, Kellogg, Danone, Mars, Nestlè, PepsiCo, Unilever e molti altri, non starebbero utilizzando il loro potere per contribuire all’equità sia del sistema alimentare che di quello ambientale e sociale. “In alcuni casi” tuona il rapporto, “queste aziende indeboliscono la sicurezza nel settore dell’industria alimentare e riducono le opportunità economiche delle persone più povere del mondo, peggiorando così la situazione di queste ultime”. Soprattutto nel lavoro femminile, Oxfam rileva della incongruenze e delle scorrettezze, che non permettono un eguale trattamento, sia a livello delle adeguate retribuzioni che a quello delle minime garanzie sociali legate all’attività svolta.
Questo avviene soprattutto nella produzione del cacao, merce sempre più richiesta dal mercato mondiale, controllata per lo più da tre grandi gruppi, Nestlè, Mars e Mondelez che insieme detengono circa il 40% della produzione globale. In Indonesia ad esempio non vengono assunte le donne se chiedono il rispetto delle condizioni sindacali di base, come ad esempio due giorni di riposo al mese, durante il periodo mestruale. Il lavoro infantile è consentito e le donne, svantaggiate economicamente, hanno dei salari inferiori rispetto a quelli degli uomini. Sono inoltre spesso sottoposte a molestie e aggressioni e non hanno accesso al credito agricolo finanziario. Eppure proprio il lavoro delle donne, il 60% della manodopera, che manda avanti la produzione del cacao. In Nigeria ad esempio la soglia delle donne impiegata nel lavoro agricolo sale al 60-80%, occupando però posti di lavoro meno remunerati ed hanno scarse possibilità di accesso a mansioni di maggiore responsabilità. Anche quando questo avviene, raramente le donne si adoperano per migliorare la condizione di sfruttamento femminile nella filiera di produzione. Un modo per iniziare ad affrontare il problema sarebbe, secondo Oxfam, l’equo compenso per la produzione del cacao. Attualmente in Nigeria alcuni agricoltori affermano di guadagnare 320 neira (meno di due euro), per ogni chilo di cacao prodotto.
Tuttavia Mars vende ogni scatola di cacao a 20 euro, ossia più di dieci volte la paga di un agricoltore nigeriano per la stessa quantità di prodotto. Peggiore la situaizone in Costa D’Avorio, dove un agricoltore guadagna appena 260 euro all’anno, nettamente al di sotto della soglia della povertà, che in questo Paese è fissata a 5mila euro all’anno. Il destino di 40-50 milioni di persone che producono cacao in tutto il mondo, dipende dunque dalle condizioni contrattuali ed economiche imposte dalle grandi aziende multinazionali. Oxfam propone inoltre la sottoscrizione da parte dei grandi marchi dei principi Onu di pari opportunità per le donne. Inoltre le multinazionali dovrebbero insistere per la promulgazioni di leggi per tutelare uguaglianza di genere nel settore agricolo, nei Paesi in cui la legislazione non la garantisce ancora. Bisogna infine, secondo l’Oxfam, lavorare utilizzando programmi di certificazione con iniziative settoriali come la Fondazione mondiale del cacao e l’Organizzazione internazionale del cacao, in modo da incorporare norme che servano a sradicare la discriminazione.

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