I saggi tagliano tutto ma non il finanziamento ai partiti

20130412-184213.jpgLa voce più attesa dai cittadini italiani, quella sul finanziamento pubblico ai partiti, alla fine non sarà tagliata. E’ questa “la notizia” che emerge analizzando il documento stilato dai “dieci saggi” ai quali Giorgio Napolitano ha affidato il compito di fornire alle Camere le priorità per le future azioni legislative.

Volendo riassumere il documento in uno slogan, si potrebbe dire “tagliate tutto, non il finanziamento ai partiti”.”Il finanziamento pubblico dell’attività politica è da correggere ma è “ineliminabile”. “Il Gruppo di Lavoro – si legge nel documento – sottolinea che il finanziamento pubblico delle attività politiche, in forma adeguata e con verificabilità delle singole spese, costituisce un fattore ineliminabile per la correttezza della competizione democratica e per evitare che le ricchezze private possano condizionare impropriamente l’attività politica”.

Nel finanziamento pubblico “va distinto il finanziamento dei partiti dal rimborso delle spese elettorali che deve essere giustificato e documentato all’interno di rigorosi tetti di spesa”. Per quanto riguarda il finanziamento dei partiti, “occorre: a) distinguere una parte fissa, proporzionata al numero di voti del singolo partito e una parte commisurata ai contributi privati, che devono avere un tetto massimo; b) assicurare significativi sgravi fiscali per i contributi dei privati entro un determinato tetto massimo; c) assicurare (modello inglese) l’accesso gratuito, anche fuori della campagna elettorale agli spazi televisivi; d) consentire a partiti e movimenti politici di usufruire gratuitamente di locali e di spazi pubblici per riunioni e per lo svolgimento dell’attività politica; e) agevolare i partiti che si impegnano nella formazione politica delle generazioni più giovani; f) confermare la linea per la quale il finanziamento per i gruppi parlamentari non deve diventare una forma di finanziamento dei partiti”. Per i saggi poi si devono uniformare le disposizioni sul controllo dei costi della politica e soprattutto si propone, “per evitare disparità di trattamento, di uniformare i soggetti deputati al controllo, che devono essere esterni e indipendenti, l’oggetto del controllo, i criteri del controllo”.
NO MANIFESTO POLITICO. “Questo documento non è un programma di governo, organico e sviluppato in un’ottica di lungo termine. Non può essere e non è un manifesto politico. Non è neanche una mera nota descrittiva dei problemi. Proponiamo un elenco ragionato di possibili linee di una futura azione di governo in campo economico-sociale-ambientale”. Si apre così il documento del gruppo di lavoro economico dal titolo “L’agenda possibile”.
MENO PARLAMENTARI. “Per effetto del superamento del bicameralismo paritario, occorre calcolare il numero di parlamentari con modalità diverse tra Camera e Senato. Oggi i deputati sono 630, all’incirca uno ogni 95.000 abitanti. Il Gruppo di Lavoro ritiene che sia ragionevole seguire un criterio per il quale la Camera sia composta da un deputato ogni 125.000 abitanti. I deputati verrebbero così ad essere complessivamente 480. Per i Senatori, si propone un numero complessivo di 120, ripartiti, come si è detto, in proporzione al numero di abitanti in ciascuna Regione”.
NUOVO SENATO. Superare l’attuale bicameralismo perfetto, con una Camera eletta a suffragio universale e diretto, titolare dell’indirizzo politico, con competenza esclusiva sul rapporto fiduciario con il governo e che esprime il voto definitivo sui disegni di legge. Accanto ad essa il Senato delle Regioni, che assorbe le funzioni della Conferenza Stato-Regioni, costituito da tutti i presidenti e da rappresentanti delle stesse, eletti da ciascun Consiglio regionale in misura proporzionale al numero degli abitanti della regione, con la possibilità di scegliere uno o più sindaci.
RIDURRE LE COMMISSIONI. Nella loro relazione finale i “saggi” ipotizzano la riduzione delle Commissioni parlamentari permanenti dalle attuali 22 a 9 o 10 al massimo. Nell’ipotesi più snella gli accorpamenti prevedono le seguenti commissioni: Affari costituzionali e interni dello Stato e regionali; Giustizia; Affari internazionali e sicurezza dello Stato; Bilancio, tesopro e finanze; Cultura, istruzione e telecomunicazioni; Ambiente e tutela del territorio, infrastrutture e trasporti; Attività economiche e produttive, innovazione e tecnologie; Politiche sociali, lavoro e pari opportunità; Politiche dell’Unione Europea. Nell’ipotesi a 10 Commissioni gli accorpamenti prevedono: Affari costituzionali, dello Stato e regionali; Giustizia; Affari internazionali; Affari Interni e sicurezza dello Stato; Bilancio, Tesoro Finanze; Cultura, istruzione e telecomunicazioni; Ambiente e tutela del territorio, infrastrutture e trasporti; Attività economiche e produttive, innovazione e tecnologie; Politiche sociali, lavoro e pari opportunità; Politiche dell’Unione europea.
AVANTI CON I TAGLI. E’ necessario proseguire e rafforzare l’opera di riduzione e riorientamento della spesa pubblica delle amministrazioni (cosiddetta spending review), utilizzando e raffinando ulteriormente le analisi già svolte allo scopo di identificare le pratiche migliori, così da obbligare tutte le amministrazioni, centrali e locali, a spostarsi sulla “frontiera dell’efficienza”, modificando comportamenti stratificati nel tempo.
DEPENALIZZAZIONI. Per contribuire al “contenimento di un sovraffollamento carcerario ormai insostenibile” ecco i provveduimenti necessari: “a) trasformare in peneprincipali comminabili dal giudice di cognizione alcune delle attuali misure alternative dell’esecuzione, come l’affidamento in prova e la detenzione domiciliare; b) un ampio processo di depenalizzazione di condotte che possono essere meglio sanzionate in altra sede; c) l’introduzione su larga scala di pene alternative alla detenzione; d) una particolare attenzione va dedicata al tema del lavoro dei detenuti, che riduce drastica mente la recidiva, rende il carcere più vivibile, rispetta la dignità della persona detenuta; per questa ragione occorre una congrua assegnazione di risorse finanziarie”.

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