Fini, Di Pietro, Giannino: il futuro dei trombati di lusso

20130329-095455.jpgI partiti che non hanno eletto nemmeno un parlamentare rischiano di scomparire perchè non possono ricevere nemmeno un euro dai rimborsi elettorali. Si tratta di una compagnia variegata i futuristi di Fli, i liberisti di Fare per fermare il declino, i dipietristi dell’Italia dei valori e i rifondaroli di Paolo Ferrero.
Futuro e libertà , il partito di Gianfranco Fini ha preso solo lo 0,4% alle ultime elezioni. I giovani del partito sostengono convinti che “l’esperienza di Fli si è conclusa, i risultati elettorali parlano chiaro” nonostante dovrebbe tenersi a breve sia prevista un’assemblea nazionale per eleggere i nuovi organi. A rendere ancora più difficile la situazione le casse vuote del partito; il tesoriere Luigi Muro conferma la drammatica crisi finanziaria del partito: “In cassa al momento non c’è più nulla”.
Un altro “esodato” di lusso della politica è Antonio Di Pietro. E’ stato confermato lo scioglimento ufficiale dell’Italia del valori, e i dipietristi più fedeli annunciano la nascita di un nuovo movimento politico. Per adattarsi alla nuova situazione l’ex Idv è stata costretta a ridurre di una trentina di collaboratori il suo personale e abbandonare le sedi di Milano, Bergamo e una parte di quelle di Roma.
Critica è anche la situazione finanziaria di Rifondazione comunista, che in base all’ultimo rendiconto presentato alla Camera nel 2011, registrava un passivo di 3,6 milioni di euro dovuto al venir meno dei rimborsi elettorali. Dalla tesoreria del partito fanno sapere che “dal preconsuntivo 2012 si stima che le entrate tra tesseramento e sottoscrizione di privati ammontino a 230 mila euro”. Per far fronte alle perdite, dovute anche ai problemi finanziari del quotidiano Liberazione che ha chiuso i battenti (nella versione cartacea), il partito continuerà a esistere grazie all’opera di vendita del suo patrimonio immobiliare che ammonta a circa 23 milioni di euro.
Fare per fermare il declino fondato (e affondato) da Oscar Giannino si sta organizzando in vista del congresso che si terrà a maggio. Fare era nato proponendo l’abolizione di ogni forma di finanziamento pubblico e aveva puntato tutto sulle sottoscrizioni private. “Abbiamo raccolto 1 milione e 200 mila euro che sono serviti a finanziare la campagna elettorale e chiuderemo il bilancio in pareggio”, spiega il tesoriere Lorenzo Gerosa.
Le uniche entrate sono rappresentate da donazioni private dei simpatizzanti e dei tesserati che si aggirano tra gli 8 mila e i 9 mila. Mentre con la nuova campagna di tesseramento, il partito mira a raggiungere i 12 mila aderenti e incassare circa 100 mila euro.

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