Taranto,tutti concordi sul “No”alla chiusura del politecnico

20130225-100759.jpgImportante l’appuntamento che si è tenuto nella giornata di venerdì presso la sede del Politecnico di Taranto. All’assemblea pubblica, organizzata per esporre e discutere l’allarmante previsione che in seguito al decreto 47/2013 prevede drastici tagli e riduzioni accademiche, hanno preso parte studenti, esponenti del mondo accademico, della politica, referenti del territorio (Provincia, Regione) nonché del mondo cattolico. In un clima acceso e coinvolgente tutti gli interventi hanno sottolineato l’importanza del ruolo svolto dal Politecnico e la necessità di fare tutto il possibile affinchè venga scongiurata la minaccia di chiusura. Il territorio, che vuole “rinascere” attraverso la riqualificazione, attraverso la cultura, privilegiando l’importanza della questione ambientale, non può accettare che venga meno un così importante e determinante polo universitario, centro di formazione di future e protagoniste professionalità valide e innovative. Come sottolineato dall’arcivescovo di Taranto monsignor Filippo Santoro: “su questa problematica si gioca il futuro della città perché qui si formano le personalità che svilupperanno le alternative per il nostro territorio. Occorre fare tutti gli sforzi e trovare una soluzione rapida, attraverso la concertazione del mondo accademico con la società, armonizzando la riduzione dei fondi, investendo sul territorio e in particolare su famiglia, cultura e lavoro”. Durante i suoi 15 anni di insediamento nella provincia jonica, il lavoro del Politecnico ha permesso a ben 1400 giovani di laurearsi, offrendo loro una formazione che, tra i vari curricula, annovera anche la specializzazione in competenze ambientali e territoriali, oltre a quelle industriali ed elettroniche.Il Politecnico è un Polo di eccellenza per qualità della ricerca nonché una fabbrica di occupati in quanto circa il 90 % dei nostri laureati trova occupazione e chiuderlo in questo momento è una pazzia. Il problema dell’Università di Taranto è solo la punta di un iceberg di un più ampio problema che coinvolge l’università meridionale e italiana in generale.Taranto non deve essere considerata di serie b rispetto a Bari.

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